Analisi del testo dettagliata: La quiete dopo la tempesta


Poesia gemella del “Sabato del villaggio” per le illusioni che dà: apparente felicità che ti prende per il superato pericolo. Qui la metafora è quella della tempesta che sconvolge un paese, ma che poi passa e tutti
sono felici perché è passata senza far guai. Anche qui abbiamo una parte descrittiva ambientale, infatti i primi versi offrono un’illustrazione del paesaggio scegliendo qualche personaggio esemplare: tornano gli uccelli a pigolare, la gallina sulla via, il sereno riappare da ovest, la campagna torna ad essere visibile e si può vedere chiaramente, in fondo alla valle, il fiume. Ecco poi i personaggi chiave del risveglio: torna a rianimarsi il villaggio, si ritorna a compiere le abituali mansioni. L’artigiano si pone sulla porta del suo negozio per guardare il cielo ancora pieno di pioggia cantando con la sua opera in mano; tentennando viene fuori anche la ragazzina per raccogliere dell’acqua dalla pozzanghera; e il commerciante di erbe che rinnova
il suo grido giornaliero.
Ritorna il sole (personificato) che sorride per le colline e le campagne. I maggiordomi (la famiglia) aprono le terrazze, le tende e dalle vie lontane si ode il tintinnio di sonagli; il carro del passeggero che riprende il suo cammino stride.

Adesso comincia la descrizione più filosofica con una serie di interrogativi retorici.
Ogni cuore si rallegra, quando la vita si rallegra come ora?
Quando con tanta passione l’uomo si impegna nei suoi lavori?
O inizia una nuova attività?
O quando si dimentica dei suoi mali?
Solo dopo che è passata la tempesta.
“piacer figlio d’affanno” EPIFONEMA – frase sentenziosa. Il piacere nasce dell’affanno e dal dolore, è gioia vana perché è frutto di un timore passato per il quale anche chi ha in odio la vita per quella tempesta ebbe timore della morte, le genti sudarono e palpitarono, erano spaventate e silenziose vedendo fulmini, tuoni e lampi. (E’ tempesta reale, ma anche metaforica!).

Nell’ultima parte Leopardi si rivolge alla natura:
O natura cortese, questi sono i doni che porgi agli uomini, i divertimenti che offri ai tuoi figli, è piacevole per noi anche solo uscire dal momento di paura. Tu ci regali pene e affanni in quantità e il dolore sorge spontaneo, ed è già soddisfazione per noi provare qual tanto di piacere che qualche volta per miracolo o per magia nasce dalla pena che ci è stata appena inferta. Figli cari degli dei! Ritieniti già molto felice se ti è concesso di respirare tra un dolore e l’altro: ritieniti beata se te la morte ti guarisce da ogni dolore (sempre riferita agli uomini).

Per approfondire leggi anche: Giacomo Leopardi La quiete dopo la tempesta



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