Tema: inventa storia fantasy


Inventa una storia fantasy o fantastica.

Tema svolto:
Si svegliò. Intorno solo il silenzio. E il suo respiro. “Dove sono?”si chiese. Ma a rispondergli non c’era niente altro che il battito del suo cuore. Regnava il buio. Infinite domande senza risposta tempestarono la sua mente. Una su tutte, “Perché ?”. “Perché non ha mantenuto la parola data ?”. “Perché aveva agito in quella maniera ?”. “Perché non mi sono accorto di nulla ?”. Natan iniziò ad allarmarsi. Di certo non era quello che si era aspettato. Perlomeno non cosi presto. Si alzò dal letto, cercando di fare il minimo rumore. Purtroppo sapeva che non sarebbe servito a nulla. Come per confermare la sua teoria, due presenze mostruose aprirono gli occhi, a due passi da lui. Non cercarono di mangiarlo, di attaccarlo, di ferirlo, si limitarono solo a dire: “Il capo ti sta aspettando”.
Natan, che ormai iniziava capire guardò dritto in quei occhi gialli profondi ed annuì. Camminò verso quella che sembrava essere una porta e l’aprì. Una debole luce illuminava, se proprio cosi si può dire, un lungo corridoio. Iniziò a percorrerlo. In ogni porta che dava sul corridoio c’era un numero seguito da una o più lettere. Natan lesse la prima “666 – B” e cercò di reprimere gli agghiaccianti ricordi che gli tornavano alla mente. Ogni porta aveva inciso quel numero, come quella da cui era uscito “666 – A”. Andò avanti a lungo fino a che arrivò ad un ascensore, il quale si aprì all’istante. Dentro l’ascensore vide un pannello pieno di tasti. Tutti erano color grigio, tranne uno, l’ultimo, color rosso sangue. Premette quel pulsante e subito l’ascensore chiuse le porte e salì a forte velocità. Natan notò, inoltre, che faceva nel salire, un rumore molto sinistro. Giunto a destinazione uscì dall’ascensore e si ritrovò in un enorme salone. Era veramente grandissimo, quasi infinito. Le pareti erano color sangue e morte. Mobili di ogni epoca e storia abbellivano l’enorme stanza. Un lunghissimo tappeto persiano corredava il tutto. “inquietante ma di gran classe”pensò Natan. Dopo parecchi passi vide in lontananza una poltrona nera di pelle che gli dava le spalle e che, semmai ci fosse stata una persona, questa si sarebbe riscaldata di fronte al camino che aveva davanti, il quale “affermava”la fine della stanza. Natan girò intorno alla poltrona e lo vide. Vide lui, colui che era stato il suo capo molti anni addietro, colui che tutti temevano ed amavano. Vide il Diavolo. “Buonasera Natan”. Natan fece un inchino e ricambiò. “Prego accomodati” disse il Diavolo. All’improvviso dal nulla, allo schioccare delle sue dita, apparve un’altra poltrona. “Immagino che tu non sappia perché sei qui” continuò l’Essere. “In effetti vorrei saperlo” rispose Natan sedendosi. Il Diavolo proseguì con calma “Ogni cosa a suo tempo. Come tu ben sai qualche secolo fa decidesti di diventare un nightmare. Ebbene, tutto procedeva alla grande, impaurivi chiunque,eri temuto da tutti, eri il migliore. Dopo qualche decennio, però, di gente terrorizzata dai tuoi incubi, decidesti di smettere. Purtroppo per te il contratto che hai dovuto firmare all’inizio della tua brillante carriera prevedeva che, semmai avessi smesso, io avrei ottenuto una parte della tua anima”. “Infatti l’hai presa!” disse Natan, cercando di trattenere la collera. “Beh,disse il Diavolo, ho mentito. La voglio tutta. Cosi come il tuo corpo e la tua mente”. Natan si alzò di scatto dalla poltrona, terrorizzato. “Però, disse il Diavolo, che controsenso! Un incubo, o meglio, un ex-incubo terrorizzato!”.
Lucifero iniziò a ridere, una risata per nulla divertente pensò Natan. Natan cercò subito, invano, di colpirlo come meglio poteva: calci, pugni, testate, graffi. Ma nulla. Niente. Neanche un piccolo taglietto. Il Diavolo si sa è immortale e, purtroppo per Natan, ha la brutta abitudine di non poter essere ferito. “Prima di ucciderti voglio chiederti una cosa: perché te ne sei andato?”.
Natan, alla fine, capì che non avrebbe potuto fare niente perciò rispose “Perché mi odiavo”. Il Diavolo ci pensò un attimo, dopodichè lo uccise, incenerendolo. “Risposta insoddisfacente” disse infine.



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