Analisi: Al Mondo, Zanzotto


di Andrea Zanzotto
Analisi del testo:

Schema metrico: tre strofe di versi liberi.
Anno: 1968.
Temi:  la materialità del mondo e il fatto che esso esiste di per sé, l'errore di chi conferisce al reale significati più alti, la lingua come strumento ingannevole di conoscenza.

Il testo confuta ironicamente due errori diversi:
  • i primi versi prendono sotto tiro giovanile, quello che induceva il poeta a considerare il mondo come una produzione dell'io pensante (vv. 4-6: ed ecco che io ribaltavo eludevo / e ogni inclusione era fattiva / non meno che ogni esclusione);
  • più avanti il bersaglio si sposta su un'altra forma di idealismo, il provvidenzialismo, che vede nelle cose il realizzarsi di uno spirito perfetto, e le considera espressioni di Dio o di una volontà superiore (tu, bello... tu santo e santificato, v. 15).
Il poeta invita dunque il mondo a farsi un po' più in là, da lato, da lato (v. 16): lo esorta a decentrarsi, per così dire, rispetto a questo sguardo prevaricante ( e deformante) dell'io o di Dio. Lo spostamento laterale (da lato, da lato) frusta l'ambizione di attribuire un senso costante e assoluto alle cose. Il messaggio del testo è l'invito ai lettori a percepire e pensare criticamente il mondo e se stessi. Bisogna mettere in discussione certezze e dogmi, anche a prezzo di perdere un'immagine consolatoria e illusoria del reale.
Nell'ultima strofa il poeta chiede al mondo di cercarsi risorse nuove. Ma questo è impossibile, perché il mondo è solo materia inerte. Dunque è ironica l'esortazione a fare che, cercare di, tendere a. Le cose sono solo materia; non possiamo illuderci che esse mutino la propria natura, se non a prezzo di distorcere la verità.
La critica di Zanzotto investe anche il linguaggio, o meglio le infinite maschere (ex-de-ob etc.) che esso impone alle cose. Per conoscere veramente le cose, il mondo, bisognerebbe che esso si svelasse da sé, senza mediazioni linguistiche. Ma ciò è difficilissimo: la distorsione è sempre in agguato, perché noi siamo abituati a considerare il mondo solo in quanto è pensato e detto. Perciò non c'è salvezza possibile; l'esortazione finale (Su, bello, su, v. 22) è anche in questo caso ironica.


Parole chiave
  1. Mondo... e buono = il poeta si rivolge ironicamente alla realtà con il tono di un genitore o un maestro che parla a un ragazzo.
  2. fa che... tendi a = questi costrutti, privi di ciò che ne completa il senso, vogliono irridere chi pensa la realtà come indirizzata a uno scopo; l'assenza del complemento corrisponde al fatto che nelle cose del mondo manca un fine.
  3. Ribaltavo eludevo = il discorso ci riporta al passato, quando il poeta riteneva che il mondo avesse uno scopo buono.
  4. Fattiva = a quell'epoca, dice il poeta, ogni mia scelta (sia di inclusione che di esclusione) sembrava avere un senso, portare a qualcosa. Adesso non ci crede più.
  5. In te stesso in me stesso = il rapporto con la realtà è confuso; esterno e interno si confondono, io e mondo si sovrappongono, pur rimanendo estranei all'altro.
  6. Io pensavo = prima il poeta riteneva che il problema del morire, della sofferenza ecc. dipendesse da un limite del soggetto; ora invece sa che il colpevole è il mondo in sé, nella sua materialità.
  7. Super-cadere super morire = gli eventi accadono a caso, la morte avviene senza uno scopo; Zanzotto rifiuta l'idea di un accadere o di un morire finalizzati a qualcosa di più alto.
  8. ex-de-ob etc. -sistere = elenco di prefissi latini indicanti origine o provenienza; si collegano al verbo latino sistere, stare in piedi, star saldo. Il poeta invita il mondo esterno a consistere, finalmente, in autonomia dall'io che lo percepisce e lo interpreta.
  9. Fa' buonamente un po': fa un po' come ti riesce. Il tono quotidiano ripropone l'ironia iniziale.
  10. Il congegno abbia gioco: esorta la macchina del mondo a perdere la rigidezza in cui le concezioni ideali la ingabbiano; basta con gli schemi, la realtà deve funzionare senza linee esterne. Gioco è, in linguaggio tecnico, lo spazio intercorrente fra due elementi meccanici, ed è il movimento che tale spazio consente loro. Qui è usato il modo ambiguo, per raccomandare un'idea di libertà e flessibilità.
  11. Su, bello, su: è l'incitamento che si usa per spronare, asini e buoi. Il tono è sempre ironico.
  12. Munchhausen: il barone di Munchhausen, protagonista del celebre romanzo umoristico di R.E. Raspe (1785); Zanzotto cita l'episodio in cui il bizzarro personaggio, caduto in una palude, si salva... tirandosi fuori per i capelli. E' considerato un campione dell'arte di autoconvincersi che le cose sono come l'io suppone che siano.



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