Come e quando nacquero le regioni italiane


A partire dal Medioevo e nei secoli successivi l'Italia si trovava divisa in tanti piccoli Stati, solo nel 1861 col timore di uno sgretolamento interno si cercò di realizzare uno Stato forte e centralizzato, in cui tutti i poteri spettavano al governo centrale. Questo metodo non tenne conto delle tradizioni, della cultura, della storia, dell'economia delle varie regioni d'Italia.
Solo nel 1948 con la costituzione della Repubblica italiana si riuscì a trovare un rimedio a questo limite attraverso l'istituzione delle Regioni; gli articoli 114-127 sono quelli che regolano il loro funzionamento.
L'articolo principale è l'art. 115 che dice:"Le regioni sono costituite in enti autonomi con propri poteri e funzioni secondo i principi fissati nella Costituzione".

Da questo articolo spicca il termine "autonomi", più in generale autonomia; questa parola deriva dal greco e significa: facoltà di darsi proprie leggi, essa si estende negli interessi locali, in campo amministrativo, economico, assistenziale, sanitario e culturale.
Vi sono anche regioni con poteri più ampi dette "a statuto speciale", esse lo possono essere per motivi storici (a causa della presenza di consistenti minoranze linguistiche) e sono: la Valle d'Aosta, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino Alto Adige oppure per situazioni derivanti dall'insularità e sono la Sicilia e la Sardegna.
Essere una regione autonoma non vuol dire che le altre regioni siano rivali e ostili, anzi, l'art. 120 dice che la regione non può adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose fra regioni. Non può limitare il diritto dei cittadini di esercitare qualunque parte del territorio nazionale la loro professione, impiego o lavoro.
Quindi le regioni autonome non alterano in alcun modo la conquista fondamentale dell'unità d'Italia.



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