Tema su Miguel Manara di Oscar Milosz


Don Fernando, Girolama e l’Abate: esempi da seguire
Nell’opera di Oscar Milosz ci viene inizialmente presentato Miguel Manara, il protagonista, che viene descritto secondo i canoni tradizionali del Don Giovanni, come un uomo capace di ingannare e sedurre molte donne, appartenenti anche alle classi sociali più elevate.
Le sue conquiste però non lo soddisfano, tutt’altro, egli appare inappagato e triste di fronte al continuo desiderio e bisogno di piacere e felicità.
Già da questo fatto affiora un certo distacco morale di Miguel dal tipico Don Giovanni descritto in passato.
L’opera di Milosz infatti, a differenza delle opere di Tirso da Molina, Molière, Mozart, non si ferma solamente alla prima parte della vita del Don Giovanni bensì va oltre e mostra come Miguel Manara cambi totalmente comportamento e modo di vivere.
Il cambiamento avvenuto nel protagonista tuttavia non è per nulla casuale o autonomo bensì Manara riesce a cambiare grazie all’aiuto di tre personaggi: Don Fernando, Girolama e l’Abate.
Sono loro i tre individui fondamentali per la conversione del protagonista, tutti e tre infatti lo vedono per come egli è realmente e non per come appare alla gente comune, non si fermano davanti alle sue apparenze, e soprattutto non lo giudicano per gli errori che ha commesso poiché l’amore che essi provano nei suoi confronti va al di la di essi.
È questo ciò che più mi ha colpito, l’amore e la compassione che questi personaggi provano nei confronti di Manara che tutti conoscono solo per ciò che ha fatto, nessuno lo considera una brava persona tranne loro. Per questo i passi che mi hanno maggiormente interessato sono stati i dialoghi di Miguel con Girolama e l’Abate.
Nemmeno Miguel è in grado di convincersi di essere buono in fondo ed è proprio per questo che egli senza il loro aiuto non avrebbe mai potuto cambiare, come notiamo nel dialogo con Girolama infatti egli appare rassegnato al suo essere, al suo passato da peccatore, non crede che per lui ci sia la possibilità di cambiare vita e di ricominciare: “Ahimè, Girolama! Che non ci sia rimedio a questa tristezza del cuore! Quello che è fatto è fatto. Perché è così, la nostra vita: ciò che è compiuto è compiuto.” .
Girolama invece gli fa capire che non per forza ciò che abbiamo commesso in passato ci deve condannare per tutta la vita e inoltre sostiene che sebbene abbia ingannato molte volte sono state anche le donne che egli ha sedotto a lasciarsi ingannare poiché sapevano benissimo a chi e a cosa andavano in contro: “Non condivido per nulla questo punto di vista. Non vedo cosa ci sia di così terribile in questo. So che siete un cattivo soggetto, don Miguel, che avete fatto piangere tante e tante belle dame. Ma tutte queste donne sapevano di fare il male amandovi, e anche permettendovi di amarle….Ah, sapevano bene quel che facevano, tutte, sì, tutte!”.
Le parole di Girolama penetrano nel cuore di Miguel, sono come luce che irradiano l’oscurità della sua tristezza, egli infatti non riusciva a vedere oltre i suoi errori, oltre il suo passato, era come chiuso in questa sua profonda angoscia e rassegnazione ma grazie a Girolama egli riesce ad andare oltre, a capire gli errori commessi, ad accettarli e a proseguire, si rende conto quindi di poter cambiare vita: “Sì, Girolama, dite il vero; non sono come ero. Vedo meglio: e pure non ero cieco; ma era la luce, forse, che mancava; perché la luce esterna è cosa da poco; non è essa che ci illumina la vita. Voi avete acceso una lampada nel mio cuore.”
Anche nell’incontro con l’Abate egli si dimostra ancora troppo “cieco” di fronte alla vita, ancora una volta infatti riesce a vedere e a pensare solo al proprio dolore, causato dalla morte dell’amata Girolama, questo dolore inoltre gli fa riaffiorare alla mente tutti i suoi peccati compiuti in passato.
Sarà però l’Abate con la sua grande dolcezza e compassione a fargli comprendere che è inutile pensare a ciò che è stato e che è sbagliato focalizzarsi solo sul proprio dolore poiché in questo modo è impossibile guarire e vivere serenamente: “Non capisci dunque, figliolo? Il fatto è che tu pensi a cose che non sono più (e che non sono mai state, figlio mio). Ma è proprio necessario ripeterti che sei venuto, che sei qui, che tutto va bene? Ma che ha mai in testa, Signore? …. Tu non hai il volto di un uomo che ascolta, Miguel. Pensi troppo al tuo dolore. Perché cerchi il dolore? Perché temi di perdere ciò che ha saputo trovarti? Penitenza non è dolore. È amore.”
Le parole dell’Abate, come in precedenza quelle di Girolama, fanno breccia nel cuore di Miguel tanto che egli si vergogna addirittura di fronte alla grande dolcezza e compassione che l’Abate nutre nei suoi confronti sebbene sappia chi sia e cos’abbia fatto Miguel nel corso degli anni: “Ho paura della vostra grande compassione, padre. Mi sento talmente avvolto, stretto dalla dolcezza. Non bisogna essere così dolci, padre. Mi sento struggere per la vostra cara tenerezza. Ho vergogna. Non mi avevano mai parlato così …. Come fate, padre, a leggermi nel cuore in questo modo? Non mi avete nemmeno lasciato il tempo di aprirvelo del tutto. Come fate, padre, a leggere così nel mio cuore, libro chiuso?”
L’esperienza di Miguel mi ha profondamente colpito e mi ha insegnato molte cose proprio perché molte delle difficoltà che ha incontrato nel suo cammino verso il cambiamento le viviamo anche noi tutti i giorni.
Accade spesso infatti di chiudersi in sé stessi e nel proprio dolore estraniandosi dalla realtà e lasciandosi prendere dalla tristezza e dalla malinconia.
Spesso non abbiamo la forza per riuscire a rialzarci da soli, è qui che l’intervento di persone che ti vogliono bene diventa fondamentale, il loro aiuto ci sostiene e ci fa aprire gli occhi.
A volte infatti ci pare di vedere le cose per come esse sono ma in realtà non ci rendiamo conto che le vediamo in maniera sbagliata, che ci focalizziamo su aspetti inutili, come Miguel si focalizzava solamente sul proprio passato e sul proprio dolore, è solo grazie all’intervento delle persone care che riusciamo ad analizzare il problema da un altro punto di vista e riusciamo a fare luce e a capire i nostri errori, proprio come Miguel, egli stesso dice infatti che Girolama lo ha aiutato a “vedere meglio” anche se prima non era cieco.
Un’altra qualità che mi ha colpito molto dei tre personaggi che hanno aiutato Miguel è stata quella di saper leggere il suo cuore, ovvero di essere riusciti ad andare oltre alle apparenze, alla sua storia, a ciò che si diceva di lui, non hanno mai avuto dei pregiudizi su di lui bensì lo hanno seguito con attenzione e hanno compreso il suo vero animo, sono stati gli unici a credere che in lui ci fosse del buono.
Questo mi ha fatto pensare che forse troppo spesso siamo abituati a giudicare le persone attribuendogli dei pregiudizi senza nemmeno conoscerle pienamente, e se queste persone non ci piacciono o crediamo che non siano delle brave persone non ci interessiamo minimamente a loro, cerchiamo di evitarle invece di conoscerle meglio e di aiutarle nei loro errori.
Il comportamento di Don Fernando e dell’Abate invece, come emerge nell’opera, è completamente diverso, non si fermano di fronte alle prime apparenze bensì si interessano a Miguel e cercano di conoscerlo meglio: “Se tu mi vedi qui nonostante i miei capelli bianchi, Miguel, è perché da molto tempo ti tengo d’occhio” dice Don Fernando e anche l’Abate dice: “Da molto tempo ti tengo d’occhio. Vediamo tutto, noialtri, nonostante i nostri occhi sul breviario.”.
In conclusione sono rimasto molto colpito da questi tre personaggi che hanno aiutato Miguel a diventare una persona migliore, li ritengo degli esempi che tutti noi dovremmo seguire.



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