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Manifesto degli intellettuali AntiFascisti di Benedetto Croce

Appunto riguardante il manifesto degli intellettuali antifascisti, redatto da Benedetto Croce e pubblicato nel 1925 in risposta al manifesto gentiliano.

Al Manifesto degli intellettuali fascisti redatto da Giovanni Gentile rispose, il 1° maggio del 1925 sui quotidiani «Il Mondo» e «Il Popolo» (giornali di opposizione che continuavano le pubblicazioni nonostante la censura), Benedetto Croce che redasse una risposta di scrittori; professori e pubblicisti italiani al Manifesto degli intellettuali fascisti (un vero "contromanifesto"). Il documento di Croce fu inizialmente sottoscritto da pochi intellettuali italiani, tra cui Eugenio Montale, ma nei successivi mesi ottenne significative adesioni, nonostante il delitto Matteotti abbia dimostrato quanto sia pericoloso prendere posizione contro il fascismo. Tuttavia gli intellettuali antifascisti rimasero sempre un'esigua minoranza e, tra questi ricordiamo Giovanni Amendola che, tra i collaboratori de Il mondo, qualche tempo dopo la pubblicazione del documento di Croce fu aggredito da squadristi fascisti e morì successivamente per le conseguenze delle ferite riportate. Il manifesto di Croce non rappresentava tutte le posizioni dell'intellettualità italiana ostile al fascismo, poiché ci furono altri intellettuali, tra cui quelli di formazione marxista, che furono sempre coerentemente antifascisti. In esso critica duramente gli intellettuali fascisti, accusati di avere contaminato con la politica sia l'arte che la scienza e inoltre denuncia la debolezza del pensiero fascista, caratterizzato da "confusioni dottrinali e malfilati raziocinamenti". Tuttavia la sua posizione era viziata dalla debolezza di distinguere tra politica e cultura, aveva sottovalutato il potere del fascismo e pensava che il regime mussoliniano fosse una fase di passaggio, una temporanea malattia, che l'Italia doveva subire per rinvigorire la sua vita nazionale e per compiere la sua educazione politica. Era insomma la riproduzione di una concezione volta a minimizzare il fascismo, adottata dall'antifascismo liberale. Benedetto Croce infatti conducendo la sua opposizione al fascismo, negli anni successivi, delle pagine delle sue opere e dalle colonne della sua rivista La Critica, divenne il punto di riferimento di tutti gli intellettuali antifascisti liberali.

Croce polemizza anche sull'abuso della parola "religione" e definisce la dottrina fascista come un vangelo che mostra incoerenza, modi bizzarri di imporre la propria autorità, violazione di leggi, concetti moderni alternati a concetti troppo antichi, corteggiamenti alla Chiesa cattolica, promesse non mantenute ecc.



I firmatari del Manifesto di Croce

Fra le firme si ricordano:
  • Giovanni Ansaldo, giornalista
  • Giovanni Amendola, giornalista e politico
  • Sem Benelli, drammaturgo
  • Emilio Cecchi, critico letterario e d'arte
  • Guido De Ruggiero, filosofo e storico della filosofia
  • Luigi Einaudi, economista e politico
  • Giustino Fortunato, politico
  • Sibilla Aleramo, poetessa e scrittrice
  • Matilde Serao, scrittrice
  • Carlo Cassola, scrittore
  • Corrado Alvaro, scrittore
  • Floriano Del Secolo, giornalista
  • Rodolfo Mondolfo, filosofo e storico della filosofia
  • Attilio Momigliano, critico e saggista
  • Gaetano Mosca, politologo
  • Luigi Albertini, giornalista e politico
  • Antonio Banfi, filosofo
  • Vincenzo Arangio Ruiz, giurista
  • Piero Calamandrei, giurista, scrittore e politico
  • Eugenio Montale, poeta
  • Carlo Linati, scrittore
  • Gaetano Salvemini, storico e politico
  • Giuseppe Rensi, filosofo
  • Adriano Tilgher, filosofo
  • Filippo Abignente jr, scrittore e giornalista
  • Giulio Alessio, economista e politico
  • Roberto Bracco, giornalista e scrittore
  • Costantino Bresciani Turroni, economista e politico



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