Tema: Mucca Pazza e Cibi transgenici


Tema: Mucca Pazza e Cibi transgenici

Temi Svolti: Articolo di giornale: ambito politica internazionale
Si scriva, per il giornale degli studenti un’attenta riflessione sugli inquietanti problemi posti dalla produzione di alimenti non sicuri per la salute dell’uomo, come i casi dei cibi transgenici e della cosiddetta “mucca pazza” dimostrano. Si dia all'articolo un titolo appropriato.

Cibi transgenici e mucca pazza: mangiar sano è ancora possibile?
Sempre più numerosi ed inquietanti gli interrogativi sulla qualità della nostra alimentazione.

Chi sfoglia le pagine dei quotidiani, da qualche mese a questa parte, trova certamente una buona dose di notizie e commenti relativi alla politica sui cibi transgenici e sulla cosiddetta “mucca pazza”. Facciamo un po’ di chiarezza sull'argomento.
I cibi transgenici sono l’ultimo ritrovato in ordine di tempo dell’ingegneria genetica, conseguenza diretta dalla creazione in laboratorio delle piante transgeniche, cioè vegetali in cui è stato innestato un gene di un animale per rafforzare il loro sistema immunitario. Dall'idea di un biologo italiano, Eugenio Benvenuto, è nato così ad esempio, il “carciotopo”, un particolare esemplare di carciofo in cui è stato inserito un gene di topo per renderlo resistente ai virus e ai batteri. Ed analogamente una gran varietà di piante, ortaggi, verdure e cereali è stata trattata transgenicamente ed ovviamente ha generato frutti e prodotti trangenici (albicocche, fragole, banane, patate, pomodori, carote, soia, riso, melanzana, per ricordarne soltanto alcuni tra i più diffusi.
Quando questi prodotti, ricavati da piante modificate geneticamente, sono stati immessi sul mercato è scoppiata la polemica che ha visto scontrarsi due opposti schieramenti: da una parte i sostenitori di tale pratica, dall'altra gli ambientalisti.
I primi hanno rimarcato i vantaggi derivati dall'applicazione della bioingegneria all'agricoltura  incremento della produzione agricola e conseguente aumento della disponibilità di cibo per tutto il Pianeta; possibilità di prevenire e curare alcune malattia ingerendo cibi contenenti appositi vaccini; riduzione dell’impiego di sostanze chimiche in agricoltura; farmaci più efficaci ed economici in campo sanitario.
Gli ambientalisti invece si sono opposti alla creazione e diffusione di cibi transgenici per i seguenti motivi: pericolo di sconvolgere gli equilibri ambientali; rischio di selezionare insetti resistenti ai pesticidi e germi particolarmente aggressivi; aumento dell’intolleranza alimentare visto che chi è allergico ad un alimento potrà ritrovarselo a sua insaputa nel cibo che sta mangiando; soprattutto compromissione della biodiversità con la progressiva riduzione della varietà all'interno di ogni specie.
La controversia si è poi spostata in ambito europeo da quando, nella riunione del Consiglio dei ministri dell’Unione Europea, tenutasi nel giugno 1999, si è operata una spaccatura tra Italia, Francia, Grecia, Danimarca e Lussemburgo da una parte e Inghilterra, Irlanda, Spagna e Portogallo dall'altra.
Il primo gruppo si è opposto alla produzione di cibi transgenici; il secondo invece ha dato il suo consenso; Austria, Belgio, Finlandia, Germania, Olanda e Svezia non hanno emesso nessun giudizio definitivo.
A quasi due anni di distanza poco o nulla sembra cambiato. Proseguono le proteste degli ambientalisti, sostenute dagli appelli di numerosi scienziati di tutto il mondo contro un’applicazione irresponsabile delle biotecnologie. Questi ultimi in particolare sono preoccupati dal fatto che l’ingegneria genetica è ancora lontana dalla completa conoscenza del funzionamento del genoma e ciò comporta notevoli rischi sia per l’ambiente sia per la salute dell’uomo, confermati d'altronde dalle verifiche effettuare negli Stati Uniti sulle prime colture transgeniche, dalle quali è emerso anche che queste coltivazioni alla lunga riducono la produttività del suolo ed ancora misteriose rimangono le conseguenze sulla salute dell’uomo. Insomma sembrano non esserci poi tanti vantaggi né per gli agricoltori né per i consumatori, bensì soltanto per le aziende che, sfruttando le attuali leggi vigenti in materia, ne approfittano per privatizzare il patrimonio genetico delle specie viventi.
A chi poi propone di risolvere il problema della fame nel Terzo Mondo con un’intensificazione delle produzioni transgeniche, gli scienziati consapevoli rispondono che la carenza di cibo nei Paesi del Sud del mondo non dipende tanto dalla minore produttività dell’agricoltura antiquata di quei Paesi, bensì dalla scarsa disponibilità di capitali da investire e dallo squilibrio economico tra quei Paesi e l’Occidente industrializzato, il che potrebbe dar vita addirittura ad una nuova forma di colonizzazione basata sulle colture transgeniche. Inoltre c’è da considerare che i settori agricoli delle industrie sono attualmente in crisi per la pessima riuscita dei prodotti (più costosi e per nulla migliori di quelli normali) che vengono rifiutati da sempre più consumatori a causa del forte e spontaneo movimento di dissenso che si sta sollevando in gran parte dell’opinione pubblica.
A dare un ulteriore, forse definitivo colpo alla produzione di cibi transgenici, è infine scoppiato il caso della mucca pazza, a cui è collegato il fenomeno della progressiva distruzione del patrimonio mondiale di razze d’allevamento. Si pensi che nel solo Vecchio Continente quasi il 50% delle specie d’allevamento è andato perduto ed anche la restante percentuale è seriamente a rischio.
L’unica strada percorribile per evitare ulteriori danni è quella indicata anche da alcuni esperti del settore: rivalutare la qualità a discapito della quantità. Sembra infatti che si salveranno soltanto quelle razze legate ad un prodotto qualitativamente elevato: poche ma buone mucche per un latte “a denominazione d’origine controllata”, proprio come il vino.
Questo è lo slogan che va diffuso per salvaguardare un patrimonio che appartiene a tutto il mondo. La polemica relativa ai cibi transgenici conferma la necessità di stabilire delle solide normative giuridiche a cui ancorare il lavoro di ricerca degli scienziati.
In questo caso, il Consiglio dei Ministri del nostro Paese tempo addietro varò un disegno di legge che prevedeva il divieto della clonazione umana, degli esprimenti con uso di embrioni umani e della mutazione dell’informazioni che codificano la specialità di un individuo (identità genetica germinale); non veniva posto alcun limite invece alla creazione di vegetali ed animali in laboratorio nonostante potessero comportare gravi danni alla salute dell’uomo ed all'ambiente.


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