3° Capitolo Il Fu Mattia Pascal - Riassunto


Riassunto del terzo capitolo: La casa e la talpa
Nel narrare la sua storia Mattia, nella premessa aveva detto di aver conosciuto suo padre ma in realtà non è proprio così. Lui aveva 4 anni e mezzo quando egli morì all'età di 38 anni, in Corsica ucciso da una perniciosa in tre giorni.
Lasciando quel che aveva accumulato alla moglie e a ai due figli tra cui Mattia, che era 2 anni più piccolo di suo fratello. Gli anziani del paese erano convinti che la ricchezza del padre fosse frutto di una vincita a carte contro il capitano di un vapore mercantile inglese che oltre a tutti i suoi soldi aveva perso persino il mercantile che tra l'altro era noleggiato e così per la disperazione si era suicidato annegandosi. Suo padre non aveva grandi ambiziosi, sperava di godere, un giorno, la sua vecchiaia in serenità nelle sue terre e case acquistate per investire il suo denaro, e insieme alla moglie e ai suoi figli.
Quando morì per la sua famiglia fu una grossa perdita, anche per l'inesperienza della madre nel comportarsi con l'eredità, e poi perché appariva come una bambina incapace di agire in questioni, spesso considerata da uomini. La sua salute parecchio instabile non l'aiuto di certo e l'accetto con rassegnazione, e ringraziava dio che fosse, seppure malandata, ancora in vita per badare ai suoi figlioli e quando questi si allontanavano per paura di perderli mandava le serve per cercarli, preferiva stare chiusa in casa ed uscire solo per andare in chiesa insieme alle serve. Occupava solo tre camere e le altre le aveva lasciate a prenderne in cura alle serve e ai figli. Chi andava spesso a far visita a sua madre era la sorella del padre (la zia) che si chiamava Scolastica, non ancora sposata. Le sue visite però erano piuttosto brevi perché si infuriava improvvisamente e se ne andava senza salutare. Mattia da piccolo temeva la sua presenza ricorda un accaduto che gli è rimasto impresso quando Scolastica parlando con sua madre sbatté un piede in terra simulando il vuoto come se una talpa stesse scavando sotto di loro, questo per spiegare cosa stesse facendo il Malagna, l'amministratore  Sua zia voleva che la madre si risposasse, magari con Gerolamo Pomino, un pover'uomo, anche per essere aiutata data la sua inettitudine. Era un uomo vedovo, con un figlio con lo stesso nome del padre, tra l'altro amico di Mattia (più di un amico) e quando erano piccoli questi insieme al padre lo andavano a trovare e ciò faceva disperare sia Mattia che suo fratello Berto. Pomino aveva provato a sposare zia Scolastica ma lei era ossessionata dal fatto che potesse essere tradita e si accorse troppo tardi che lui era un uomo sincero. Zia Scolastica aveva scoperto che tutti gli uomini che le avevano fatto una proposta di matrimonio e che si sono sposati successivamente con altre donne le avevano tradite, e che solo Pomino, poverino, non solo non ha tradito la moglie ma i è sacrificato per lei, però la zia non voleva sposarlo perché diceva che poi avrebbe potuto pensare alla moglie morta e poi perché era convinto che lui non l’amasse.
Sua madre che pensava che zia Scolastica stesse scherzando ci rideva su e il pensiero di sposare un altro non gli era mai passato per la testa.
Mattia dice che forse se avesse affidato i soldi al Pomino era sicuramente meglio che affidarli al Malagna, la cosiddetta talpa. Quando lui e suo fratelli divennero adulti la maggior parte del eredità non c'era più ma almeno quel che rimaneva erano riusciti a strapparli al Malagna. I due fratelli che non sapevano niente di niente della vita anche perché non avevano frequentato la scuola si affidarono al precettore Francesco o Giovanni Del Cinque, soprannominato Pinzone. Un uomo molto alto e molto magro e se non avesse avuto la gobba la sua statura sarebbe ancora maggiore. Mattia pensava che questo Pinzone col suo atteggiamento riservato e con quel suo modo di fare anche nel nascondere la risata stesse tramando qualcosa in segreto per poi tradirli.
Racconta che quando si fece accompagnare da Pinzone in chiesa per farsi confessare finita la messa, li portò a fare una breve visita al Malagna e poi subito a casa non lasciandoli nemmeno svagare un po'.
Però quando gli proposero una sorta di patto che per un litro di buon vino li avesse lasciati a giocare alla Stia in cerca di nidi, Pinzone accettò immediatamente come se avesse fatto un grande affare.
Si divertì pure lui a giocare con i due ragazzi e si arrampico persino lui sugli alberi. Quando ritornarono a casa raccontava sempre tutto alla loro madre e quindi non servivano a nulla questi tradimenti che poi tra l'altro si occupava anche della loro educazione, seppure a modo suo, per loro madre invece era sicura che i suoi insegnamenti fossero sufficienti per loro e forse anche troppi. Zia Scolastica che voleva per forza convincere la loro madre a sposarsi Pomino si arrabbiava a vedere così attenti alla lezioe Berto e Mattia, ed una volta addirittura a quest'ultimo gli fece pure male. Egli era convinto che ce l'avesse proprio col lui per il suo viso placido e stizzoso per per quei grossi occhiali che portava per raddrizzare un occhio.
Un giorno Mattia decise di non portare più gli occhiali convinto di essere brutto anche se avesse avuto l'occhio sano; all'età di 18 anni rifletté sul suo aspetto esteriore che non gli piaceva per niente però dato che certe cose non si possono cambiare non gliene dava molta importanza. Suo fratello Berto invece non era brutto, se paragonato a Mattia ed amava a farsi bello davanti allo specchio e comprare abiti e profumi costosi. Il Malagna quando andava a trovarli portava sempre brutte notizie e diceva che i debiti aumentavano sempre di più, nonostante questo economicamente, finché loro madre era vive li sosteneva, quando però morì le cose non furono le stesse. Berto fu fortunato a fare un matrimonio molto vantaggioso, viceversa Mattia con un aria un po' triste smette di raccontare e parla con don Eligio chiedendogli se vale la pena di parlare del suo matrimonio ed egli disse che era indispensabile e così continuò a scrivere il 4° capitolo.



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