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Tema sullo Sport

Tema svolto:
Com'era una volta
Quando diciamo sport diciamo un insieme di cose diverse, perché vissute diversamente dalle varie culture. Per gli antichi greci l'agonismo era parte integrante di una cultura che faceva delle gare olimpiche, celebrate ogni quattro anni, uno dei momenti più solenni e religiosi dell'identità greca. Per gli antichi romani i ludi erano momenti di socialità, spesso compromessi con spettacoli violenti e cruenti.
Entrambe culture classiche conoscevano tuttavia anche lo sport come perfezionamento individuale, come coltivazione dell'uomo nella sua interezza, che è anima e corpo: mens sana in corpore sano, recita un proverbio latino. L'arte greca fissò i suoi canoni di perfezione proprio prendendo come base i corpi perfetti e armoniosi dei suoi atleti.
Poi, per secoli, durante il Medioevo, in un'epoca in cui si coltivavano solo i valori spirituali, lo sport venne quasi dimenticato. Risorse, in parte, in età umanistica, e poi con maggiore forza all'inizio dell'Ottocento.
Fu allora che nacque il termine stesso di sport, usato per la prima volta intorno al 1835 da un pastore anglicano, Thomas Arnold, a partire dall'espressione francese se despoter, in italiano divertirsi, divagarsi, distrarsi.
Sport, cioè, come divertimento per un'umanità che cominciava a scoprire il piacere del tempo libero e delle gare. A quell'epoca esse erano praticate per lo più nei college britannici (i più famosi: Oxford, Cambridge, Eton) come occasione di socialità e di educazione alla disciplina e al rispetto delle regole. Si sviluppò in quel contesto il concetto di fair play: gareggiare non è solo un modo per contrapporsi l'un l'altro, l'avversario, cioè, è visto non come un nemico, ma quasi come un alleato. Rispettare le regole, rifiutare di vincere a qualsiasi costo, significa anche educarsi a rispettare i valori e gli ideali più alti del vivere sociale.

Lo sport di oggi? La differenza con quello del passato
Oggi paiono mutate le condizioni per fare sport, per vedere lo sport.
Oggi lo sport viene venduto come un qualsiasi prodotto commerciale. Ma quando esso diviene una semplice merce, un'industria, si rischia di smarrire non solo la poesia dello sport, ma anche la sua anima profonda. E' allora che si accetta di ricorrere ai trucchi del doping, oppure si strapagano gli atleti come soubrette del cinema: due modi per smarrire la genuinità che dovrebbe sempre contraddistinguere la pratica sportiva.
Di fronte a tutto ciò occorre, però, conservare la consapevolezza che, accanto alle storie degli sportivi famosi, degli idoli degli stadi, ci sono le tante storie degli sportivi famosi, degli idoli degli stadi, ci sono le tante storie di persone normali, i milioni di sportivi che fanno sport (e talora gareggiano) sapendo che non batteranno mai un record, né che guadagneranno cifre iperboliche, ma che puntano a divertirsi, a stare con gli altri, ad affermare se stessi e la propria identità anche con il proprio corpo. Infatti, l'uomo non è solo spirito senza corpo o corpo senz'anima, ma un unità armonica di corpo e spirito in dialogo con se stesso, con gli altri e con la natura. e questa sensazione di unità, di fusione è quanto percepiamo, magari solo istintivamente, quando ci capita di correre in mezzo al verde, di fare una partita di calcio con gli amici, di tuffarci in mare e nuotare, di pedalare su e giù per colline.
Lo sport diviene allora una maniera per conoscersi meglio, per essere nella dimensione più piena, quella connessa all'identità della persona umana.



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