Scrittori di Guerra

La prima guerra mondiale scoppia nel 1914. Ma è nell'aria da anni: a causa delle crescenti tensioni fra gli stati europei che hanno interessi politici ed economici contrastanti; ma anche a causa degli umori insoddisfatti di larghi strati dell'opinione pubblica che vede nella guerra uno sbocco auspicabile.
In tutta Europa c'è un clima di impazienza in cui sembra sempre che il conflitto debba scoppiare da un momento all'altro.
I giovani desiderano la guerra per affermare ideali forti, fare esperienze di vita intense, riscattarsi dalla grigia quotidianità. Sui giornali, nei circoli culturali, nei luoghi pubblici e nelle piazze si scatenano discussioni feroci fra i contrari e i favorevoli alla guerra. In Italia, i primi sono chiamati neutralisti, i secondi interventisti.
Quelli che vogliono la guerra gridano più forte e alla fine risultano più numerosi. Ci sono i nazionalisti che, con toni esaltati e violenti, predicano la guerra come strumenti di affermazione della nazione contro le altre e come occasione per il bel gesto eroico. Ma ci sono anche gli interventisti democratici che accettano la guerra come triste necessità per portare a compimento l'unità necessita per portare a compimento l'unità d'italia e strappare all'Austria i territori ancora in suo possesso (Trentino e Friuli Venezia Giulia). Essi inoltre, attraverso l'alleanza dell'Italia con le nazioni democratiche (Francia e Inghilterra), desiderano la sconfitta definitiva dell'autoritarismo dell'impero austro ungarico che opprime le nazioni al suo interno.

La posizione degli intellettuali
A queste accese dispute gli artisti, gli scrittori, gli uomini di cultura partecipano in prima persona, assumendo pubblicamente una o l'altra delle posizioni. Sia in Italia sia nel resto d'Europa, la maggioranza di loro, soprattutto dei più giovani, accetta la guerra, sia per esaltato fanatismo sia come necessità.
Ma gli uomini dei primi del Novecento non potevano immaginare quale orrore sarebbe stata una guerra che, per la prima volta, coinvolse tutte le grandi potenze del mondo e utilizzò mezzi di distruzione resi più sofisticati e micidiali dalla nuova tecnologia.
L'esperienza è tragica e sconvolgente. La logorante guerra di trincea, che dura quattro interminabili anni, è un vero massacro per i soldati al fronte (8 milioni di morti e 21 milioni di feriti) e provoca gravi sofferenze alle popolazioni, costrette a condizioni di vita disastrose.

Un evento che cambia il mondo
Questo avvenimento, di una violenza e di una tragicità senza precedenti, rappresenta una netta frattura nella storia del mondo moderno e provoca trasformazioni profonde nella società contemporanea.
Non solo l'assetto politico ed economico del mondo intero, ma la vita quotidiana e il modo stesso di pensare della gente, dopo la prima guerra mondiale, non saranno più quelli di prima.
Con questo trauma violento nasce il mondo contemporaneo, caratterizzato da un senso di crisi profonda e di sfiducia nelle possibilità del progresso e della ragione. Molti intellettuali si arruolano come volontari; molti altri combattono con generosità e coraggio, assumendo ruoli di responsabilità come ufficiali subalterni. Ma nel contatto quotidiano con l'orrore e la sofferenza vengono in gran parte a cadere i motivi dell'adesione e della fiducia.

Il vero volto della guerra
Anche molti di coloro che all'inizio erano stati favorevoli all'intervento, cambiano opinione e vedono la guerra come un'assurda carneficina, la criticano duramente per i suoi mezzi e i suoi obiettivi, si pongono su posizioni antimilitariste.
Da questa esperienza nasce una vastissima produzione letteraria di testimonianza, di cronaca, di ricostruzione storica, in prosa e in poesia. L'atteggiamento che accomuna scrittori diversi, indipendentemente dal loro paese d'origine, senza distinzione fra vinti e vincitori, è quello di una dolorosa pietà nei confronti della sofferenza umana. Si cerca la verità più profonda e autentica dell'essere uomo, il senso più vero della vita, che appare solo a diretto contatto con la morte.
Naturalmente non mancano le opere retoriche che esaltano la guerra nascondendone la tragedia umana, ma non sono queste che val la pena di ricordare.
Una delle voci più intense e significative della poesia italiana è quella di Giuseppe Ungaretti. La forza espressiva dei suoi versi nasce proprio dall'esperienza della guerra, dal contatto con la condizione estrema dell'uomo che si trova faccia a faccia con la sofferenza e la morte.


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