Riassunto: Il Decadentismo


Riassunto: Il Decadentismo

Nell'Europa della seconda metà dell'Ottocento, i fondamenti culturali e ideologici del «modello borghese» di civiltà si possono riassumere nel positivismo in filosofia, nel capitalismo in economia, nel naturalismo in arte. Ma il quadro è tutt'altro che monolitico, perché l'interpretazione razionalistico-borghese della realtà viene ben presto contestata, oltre che in campo filosofico e sociale (vedi le teorie di Marx ed Engels), anche in campo artistico e letterario da tendenze irrazionalistiche e «negative».
È convenzione definire il complesso di tali tendenze «decadentismo» a partire dalla definizione di «decadente», in origine spregiativa, attribuita dalla critica accademica francese al sonetto di Paul Verlaine Languore, del 1883, che inizia con il verso «Io sono l'Impero alla fine della decadenza».
• Il rifiuto del razionalismo. La sensibilità decadente si esprime essenzialmente in arte e in letteratura, ma comporta anche, in misura più o meno consapevole, conseguenze di carattere filosofico. I decadenti rifiutano infatti il razionalismo, soprattutto nella versione scientistica del positivismo (che, non va dimenticato, si sviluppa contemporaneamente al decadentismo), a cui oppongono uno spiritualismo irrazionalistico (talvolta intriso di misticismo e di occultismo).
Questa impostazione comporta la perdita delle certezze filosofiche e scientifiche, e apre la volontà di percorrere nuove vie della conoscenza. Una via privilegiata è offerta dal subconscio, sede degli impulsi e delle voci perturbanti dell'io, degli istinti e pelle emozioni. La profondità della psiche non può essere descritta, compresa razionalmente, ma deve essere decifrata attraverso l'intuizione simbolica, l’ebbrezza, il sogno, l'allucinazione (il «deragliamento dei sensi» di Rimbaud, le «corrispondenze» di Baudelair).
• Intuizione, analogia, simbolo. L'arte, come linguaggio dell'intuizione e del sogno, è considerata dai decadenti una forma di conoscenza superiore alla scienza: questa, registrando e descrivendo fenomeni. si limita all'accertamento del visibile, mentre l'arte è contatto con l'ignoto e con il mistero. Tale concezione irrazionalistica comporta l'abbandono delle normali forme di comunicazione e di rappresentazione artistica: in corrispondenza al rifiuto della ragione e della scienza, viene rifiutato il linguaggio oggettivo e referenziale, e alla logica si sostituisce l'analogia, grazie alla quale il poeta stabilisce tra gli oggetti relazioni puramente intuitive ed emotive. Baudelaire vede nella natura un «sistema di simboli»: ogni cosa visibile è una rivelazione dell'invisibile che vi è nascosto, e tutte le cose che costituiscono la realtà tangibile intrattengono relazioni misteriose e occulte con una realtà ultrasensibile, che soltanto l'intuizione può cogliere attraverso procedimenti analogici, del tutto indipendenti dalla ragione.
• L'artista decadente, un estraneo al consesso sociale. Il decadente rende definitiva quella frattura tra intellettuale e società già manifestatasi in alcuni romantici. Convinto dell'ipocrisia morale e della mediocrità intellettuale del borghese, spesso polemico con i disvalori dell'ascesa sociale, degli affari e del denaro, il decadente rimane tuttavia un isolato perché non combatte contro tali disvalori, ma tende a estraniarsi rimanendo insensibile di fronte ai problemi politici e sociali delle masse popolari. Con atteggiamento di superiorità e di aristocratico disprezzo nei confronti della quotidianità, egli si sottrae alla storia, all'impegno politico e all'azione, e si confina nel proprio vissuto alla ricerca di sensazioni raffinate ed eccezionali, quali può provare solo uno spirito superiore, separato da un abisso dalla volgarità del presente.
• Estetismo e rifiuto della modernità. Nel decadentismo un ruolo fondamentale, in particolare per il romanzo, spetta al movimento dell'estetismo, che si sviluppa nell'ultimo quarto dell'Ottocento. Per l'estetismo, l'arte e l'esperienza del Bello costituiscono il valore supremo della vita, anzi l'unico valore autentico; l'artista è portato ad assumere un atteggiamento di disprezzo verso il mondo, involgarito dallo sviluppo industriale, dalla democrazia e dal ruolo crescente delle masse urbane, e si rifugia sdegnosamente in un solitario sogno di bellezza. La conseguenza, come scrive D'Annunzio nelPiacere (1889) - uno dei romanzi più rappresentativi dell'estetismo europeo -, è che «bisogna fare la propria vita, come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui». L:unico modo per combattere la volgarità del mondo consiste cioè nel trasformare ogni esperienza in un'esperienza estetica, in una vissuta partecipazione alla Bellezza, la ricerca della quale orienta ogni atto della vita dell'artista. Al di là delle vicende biografiche (tutt'altro che irrilevanti per la loro poetica) di scrittori come D'Annunzio o Wilde, la figura dell'esteta, di colui che cerca di conformare la propria vita all'ideale della bellezza, si incarna anche in diversi personaggi romanzeschi, dai connotati molto chiaramente delineati. Il modello letterario dell'esteta - nonché del genere romanzesco che ne deriva - è indiscutibilmente Des Esseintes, il protagonista di Controcorrente di Huysmans.




DEFINIZIONE
Atteggiamento di manifestazione del malessere del vivere sociale, nello spirito e nel gusto, manifestatosi in un primo momento nella letteratura, poi nelle arti e nel costume.
E' caratterizzato da una visione estetizzante della vita, dall'esplorazione di zone ignote della sensibilità, dalla scoperta del subcosciente, che l'arte fu chiamata a esprimere in forme nuove e irrazionali.
ORIGINE DEL TERMINE
Il termine «decadente» ebbe in origine senso negativo. Fu infatti rivolto polemicamente contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori del tempo, avvertendo, di là dall'ottimismo ufficiale e spesso ipocrita della società, il fallimento del sogno positivista.
Ma quegli scrittori fecero della definizione una polemica insegna di lotta, in cui si gettavano, di fatto, i fondamenti d'una nuova visione del mondo e d'una nuova realtà. Essi ebbero insomma la coscienza di vivere un'età di trasformazioni e di trapasso, si sentirono insomma gli scrittori della crisi, e avvertirono che il loro compito non era quello di proporre nuove certezze, ma di approfondire i termini esistenziali di questa crisi sul piano conoscitivo.
MOVIMENTI LETTERARI LEGATI AL DECADENTISMO
Il Decadentismo è un fenomeno complesso, versatile nella sua multiforme tematica, nei suoi esiti artistici, nei suoi valori e disvalori, pertanto non c'è, come nel Romanticismo o nel Naturalismo, una poetica che faccia da punto di riferimento comune al variare delle singole esperienze. Si hanno piuttosto varie direzioni di ricerca, che possono in parte legarsi a due movimenti culturali della letteratura europea: il simbolismo e l'estetismo.
Anche in Italia non è possibile ritrovare una corrente letteraria unificante, ma piuttosto poetiche individuali che si rifanno ai miti italiani: quella del «superuomo» in D'Annunzio, del «fanciullino» in Pascoli, del «santo» in Fogazzaro.
Una reazione a questi miti, all'affermazione eroica dell'io, è rappresentata dalla poesia dei crepuscolari italiani che si rifanno ai temi del decadentismo francese.
Accomuna queste esperienze la ricerca di nuovi strumenti espressivi, il rigetto della cultura positivista e il rifiuto spesso aristocratico della società contemporanea in ciò che essa ha di abitudinario, di etica comune, di valori diffusi a livello di massa.
Riconducibile al decadentismo è anche il nascere delle avanguardie, cioè di movimenti che pur con grande diversità di poetiche, mirano alla sperimentazione di nuove tecniche espressive che, movendo tutte da premesse irrazionalistiche, segnino una radicale frattura col passato e siano voce e testimonianza della consapevolezza della crisi. E' un'esplosione che dura suppergiù fino agli anni '30 e comprende le cosiddette "avanguardie storiche": il futurismo, l'espressionismo, il dadaismo, il surrealismo.
PERIODO STORICO
E' difficile stabilire i limiti cronologici del decadentismo letterario. Il decadentismo nacque in Francia contemporaneamente al realismo-positivismo, costituendo di fatto l'altra faccia della cultura degli anni 1850-60, una cultura di minore importanza all'epoca ma già grandiosa nelle sue realizzazioni. Raggiunse il suo culmine attorno agli anni 1885-90 ma non è facile stabilire un momento di chiusura poiché il malessere sociale che ne costituiva l'humus verrà riscontrato anche nel novecento, fino ai nostri giorni.
CARATTERISTICHE
Per attribuire all'arte i fini conoscitivi tipici decadentisti, era innanzitutto necessario ridare autonomia creativa all'artista (che si fa ora «superuomo» ora «fanciullino» o «veggente») affinché non fosse ridotto a impersonale e freddo registratore della realtà, come avveniva nel Naturalismo; erano altresì necessarie nuove tecniche espressive per definire l'inesprimibile (non più l'obbligo dell'uso logico della parola, della sintassi, della punteggiatura).
LE REGOLE
v uso della sinestesia associazione inedita e analogica di due parole appartenenti a due campi sensoriali diversi: è utilizzata per cogliere la realtà non più solo attraverso i canali percettivi pubblici (vista e udito) ma anche attraverso quelli privati (olfatto, tatto, gusto), in un reciproco gioco di corrispondenze;
v la parola perde la sua funzione logica, strettamente denotativa ed è impiegata più per le sue valenze connotative; essa è liberata delle sue energie, nelle sue capacità di sprigionare sensi multipli, perché solo se lasciata vibrare nei suoi contenuti affettivi la parola potrà penetrare nelle zone oscure e misteriose dell'inconscio, fino a cogliere le sfumature della realtà e delle emozioni;
la sintassi è liberata di tutte le intelaiature che condizionano la parola; in tal modo essa può sprigionare tutte le sue energie;
v l'aggettivo deve tendere a cogliere l'emozione: deve essere scelto per suggerire il mistero che avvolge gli oggetti e la vita;
la poesia deve tendere alla fusione tra tutte le arti, accogliendo di ognuna le suggestioni più produttive;
v la poesia deve ricorrere al simbolo affinché possa andare oltre i dati dell'esperienza quotidiana e ritrovare l'unità di fondo dell'esistenza. Gli oggetti, le parole stesse, le immagini divengono simboli evocatori di sentimenti, di stati d'animo, di idee, attraverso un misterioso legame di analogie.




Durante la metà del 1800 si era sviluppato il Positivismo che, per reazione all’idealismo romantico e assoluto di Hegel, cercava una maggiore corrispondenza tra la realtà e la speculazione filosofia. Ristretto solo all’ambito filosofico, in breve tempo tale movimento costituì una vera e propria koinè artistico letteraria, con la nascita di vari movimenti poetici ( Naturalismo, Verismo). La crisi del Positivismo, alla fine del 1800, coincise, come per ogni Avanguardia che si rispetti, con la proliferazione di nuove ed opposte correnti artistiche, solitamente accomunate sotto la definizione di Decadentismo.
La definizione di Decadentismo risulta, ancora oggi, abbastanza complessa. I vari indirizzi critici (idealistico-crociano e sociologico-marxista) ne danno interpretazioni differenti che non coincidono nemmeno dal punto di vista cronologico. L’assenza di un corretto e definitivo termine iniziale è dovuto anche agli stretti rapporti (stesso sostrato idoeologico-culturle) tra Romanticismo e Decadentismo. Nonostante questo, dovendo in qualche modo fornire una precisa definizione, si può affermare che il Decadentismo è la cultura della crisi, la risposta culturale, cioè , alla crisi della borghesia liberale in tutto il decennio del 1880. Nel 1873, infatti , in seguito ad una grave crisi economica (Grande Depressione) causata dalla sovrapproduzione (con tutto ciò che questo comporta: crollo dei prezzi, della produzione, della legge della domanda e dell’offerta) si affermò la politica del protezionismo in sostituzione di quella più liberale (incentrata cioè sul libero scambio e sulla libera concorrenza tra i paesi produttori ed esportatori). L’intervento statale nella produzione economica (statalismo, monopolio) determinò una posizione subalterna non solo dei proletari (contadini e operi) ma anche dei ceti medi (media borghesia ed intellettuali) nei confronti della classe dirigente.



Il decadentismo è l'atteggiamento di manifestazione del malessere del vivere sociale, nello spirito e nel gusto, manifestatosi in un primo momento nella letteratura, poi nelle arti e nel costume. E' caratterizzato da una visione estetizzante della vita, dall'esplorazione di zone ignote della sensibilità, dalla scoperta del subcosciente, che l'arte fu chiamata a esprimere in forme nuove e irrazionali.
Il termine «decadente» ebbe in origine senso negativo. Fu infatti rivolto polemicamente contro alcuni poeti che esprimevano lo smarrimento delle coscienze e la crisi di valori del tempo, avvertendo, di là dall'ottimismo ufficiale e spesso ipocrita della società, il fallimento del sogno positivistico.
Ma quegli scrittori fecero della definizione una polemica insegna di lotta, in cui si gettavano, di fatto, i fondamenti d'una nuova visione del mondo e d'una nuova realtà. Essi ebbero insomma la coscienza di vivere un'età di trasformazioni e di trapasso, si sentirono insomma gli scrittori della crisi, e avvertirono che il loro compito non era quello di proporre nuove certezze, ma di approfondire i termini esistenziali di questa crisi sul piano conoscitivo.
Il Decadentismo è un fenomeno complesso, polivalente nella sua multiforme tematica, nei suoi esiti artistici, nei suoi valori e disvalori, pertanto non c'è, come nel Romanticismo o nel Naturalismo, una poetica che faccia da punto di riferimento comune al variare delle singole esperienze. Abbiamo piuttosto varie direzioni di ricerca, una proliferazione di poetiche, che possono in parte legarsi a due movimenti culturali della letteratura europea: il simbolismo e l'estetismo. Anche in Italia non è possibile ritrovare una corrente letteraria unificante, ma piuttosto poetiche individuali che si rifanno ai miti italiani: quella del «superuomo» in D'Annunzio, del «fanciullino» in Pascoli, del «santo» in Fogazzaro. Una reazione a questi miti, all'affermazione eroica dell'io, è rappresentata dalla poesia dei crepuscolari italiani che si rifanno ai temi del decadentismo francese.




Lo stato d’animo del poeta decadente
La poesia decadente nacque pertanto da una particolare condizione di spirito. Lo stato d’animo del poeta decadente è infatti caratterizzato dal taedium vitae (tedio della vita) e dallo spleen, dal senso del vuoto e del nulla, da un cupio dissolvi (desiderio di autodistruzione), da una nouluntas schopenaueriana.
Decadentismo, Romanticismo, Naturalismo
Il Decadentismo rivela più di un legame con il primo Romanticismo al punto che si potrebbe addirittura parlare di una nuova fase del Romanticismo stesso. Gli aspetti salienti del Decadentismo infatti si individuano rispetto al Romanticismo più come svolgimenti, accentuazioni, esasperazioni, che come novità assolute. Il Decadentismo infatti sviluppò il filone dell’irrazionalismo romantico, riprese l’atteggiamento di rifiuto della realtà e della fuga verso altri luoghi, ma nello stesso tempo il poeta decadente assunse atteggiamenti che molto lo differenziano dal poeta romantico. Quest’ultimo infatti aveva reagito alle sue delusioni assumendo atteggiamenti titanici, esprimendo una volontà di lotta; il poeta decadente invece fu vittima di un languore che lo privò di ogni energia e di ogni combattività; egli piuttosto che tendere ad un’opera di costruzione nella società, come avevano tentato i romantici, si lasciò vincere da un senso di smarrimento, di disfacimento che tutto coinvolse e tale da inibire ogni suo slancio. Il poeta romantico era vissuto e aveva lottato per i suoi ideali; il poeta decadente non ebbe più ideali, non ebbe più la forza e l’energia necessarie per aderire ad un ideale, conseguentemente rifiutò ogni impegno. Il suo pessimismo fu più radicale e lo spinse a chiudersi in se stesso e a rifugiarsi nell’unico valore della poesia. Di qui poi anche le diverse scelte tecnico stilistiche dei poeti decadenti rispetto ai romantici.
La diffusione del Decadentismo in Italia
La condizione dei poeti decadenti con il passare del tempo, penetrato il Decadentismo nel resto d’Europa, fu sempre più dominata da una apatia, da un languore, da una mancanza di energia che li portava a ripiegarsi su se stessi. Se consideriamo quanto avvenne in Italia, possiamo osservare come i poeti della seconda generazione, quelli che vissero la loro giovinezza tra le due guerre mondiali, divennero sempre meno capaci di condividere i valori della società borghese, venne anche meno tra loro un certo ribellismo, sicché rinunciarono a certe forme di vita immorale, alla ricerca di esperienze particolari, all’uso dell’alcool e dell’oppio, come invece avevano fatto i poeti maledetti. Secondo M. Sansone3 la più generale condizione di questi poeti fu quella “della accidiosa indifferenza, l’aridità e un penoso e sterile scetticismo...una comprensione lucida e a volte gelida

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