Riassunto: Cavalleria Rusticana, Verga


Riassunto: Cavalleria Rusticana, Verga


di Giovanni Verga
Riassunto:

Turiddu Macca, ritornato nel suo paese dopo il servizio militare, ha l'amara sorpresa di trovare fidanzata con Alfio, ricco carrettiere, la sua bella innamorata, Lola, che presto si sposa. Egli allora corteggia e affascina Santa per far morire di gelosia Lola, la quale, durante l'assenza del marito, finisce per concedere il suo amore al giovane. Santa, però, ferita nell'orgoglio e disperata, rivela a compare Alfio, tornato a casa per festeggiare la Pasqua, il tradimento della moglie. L'orgoglioso carrettiere, per difendere il suo onore offeso, sfida a duello mortale il rivale, che, consapevole della colpa commessa e obbediente alle leggi della cavalleria del mondo contadino, accetta di battersi. Così Turiddu va incontro al suo destino, e fra i solitari fichidindia della Canziria cadrà come un masso, ucciso a coltellate da compare Alfio.

Analisi del testo
Cavalleria rusticana, uno dei racconti migliori e più celebri di Verga, rispecchia le condizioni sociali della seconda metà dell'Ottocento nei centri rurali della Sicilia, dove era esasperato il cosiddetto sentimento dell'onore e terribile la vendetta per le offese ricevute, che a volte venivano persino lavate con il sangue. Ormai la società moderna è profondamente mutata e i personaggi della novella restano soltanto a testimoniare, nella loro tragicità, il forte attaccamento dei siciliani ai sentimenti e ai valori della tradizione e della famiglia. Leggendo queste pagine drammatiche, si ha l'illusione che non sia l'autore a narrare, ma la gente di Vizzini, il paesino dove la vicenda sicuramente si svolse. Gli avvenimenti, raccontati con tinte forti e impressionante rapidità, senza alcun commento, sembrano le fasi di un unico atto tragico, e i personaggi hanno una loro inconfondibile caratterizzazione: Turiddu è avventuroso, a volte spavaldo, dominato dall'amore disinteressato; Alfio, invece, è chiuso e risoluto; Lola, vanitosa e superstiziosa; Santa, innamorata ma anche esasperata. Predomina il dialogo, breve, intenso e serrato.
Per quanto riguarda la storicità dell'episodio, De Roberto sostiene che Verga lo avrebbe inventato di sana pianta, ma non mancano coloro che sono propensi a ritenere che il sanguinoso duello fra Turiddu Macca e comapare Alfio sia realmente accaduto. Interressante questo proposito è l'articolo apparso su L'espresso nell'aprile del 1946, nel quale si sosteneva che prorpio in quell'anno, in una casupola della campagna di Vizzini, si spegneva all'età di 86 anni una delle protagoniste della vicenda: Santa, l'infelice donna che nella mala Pasqua del 1877 aveva appena 17 anni. A scoprirla dieci anni prima, nel 1936, era stato un giornalista catanese, che era riuscito a intervistarla e a raccogliere un'interessante dichiarazione, in cui la donna sosteneva che la colpa era stata sua per avere erroneamente sperato che compare Alfio avrebbe punito la moglie.
Da cavalleria rusticana Verga trasse un dramma in un anno, dallo stesso titolo, che fu rappresentato per la prima volta a Torino nel 1884 riscuotendo un clamoroso successo, grazie anche all'interpretazione della diva Eleonora Duse (nella parte di Santuzza). Più tardi il musicista Pietro Mascagni ne ricavò il melodramma omonimo, salutato tuttora da calorosi applausi nei teatri di tutto il mondo.

Commento
Il racconto sembra riferire un fatto di cronaca nera; il resoconto di un fatto di cronaca era uno dei generi preferiti dal Naturalismo, perchè consentiva uno studio diretto e impersonale, scientifico, delle passioni umane. Verga cala la sua storia nell'ambiente siciliano e contadino di Vita dei campi.
I comportamenti e i gesti dei personaggi sono fissi e prevedibili, tutti ancorati alla logica dell'onore. Il racconto viene in gran parte costruito sui dialoghi, intessuti di motti e proverbi popolari. Anche il duello finale ricorda certi scontri sanguinosi del teatro dei pupi, le caratteristiche marionette siciliane che narravano le vicende dei paladini di Carlo Magno: eroi della cavalleria, a cui ci riporta il titolo della novella. Peraltro il comportamento del carrettiere Alfio, nel corso del duello, è tutt'altro che cavalleresco, e svela tutta l'amara crudeltà della vicenda.
La narrazione procede con un ritmo veloce e incalzante senza approfondimento psicologico dei personaggi. Il narratore si ferma volutamente al livello dei nudi fatti, così da sottolineare l'alto grado di fatalità che incombe su tutta la storia: in un mondo primordiale e primitivo, dominato dalle leggi dell'istinto e della violenza, l'individuo non ha protezione contro lo scatenarsi di forze che lo superano infinitamente. I personaggi appaiono come delle marionette spinte alla tragica fine da un burattinaio invisibile, sulla cui natura e intenzioni il narratore preferisce non interrogarsi.