Parafrasi: Il risveglio del giovin signore


Parafrasi: Il risveglio del giovin signore


Parafrasi il risveglio del giovin signore di Giuseppe Parini

Questi sono alcuni versi tratti dal poema "Il Mattino". Il nobile ritorna al suo palazzo dove lo aspetta una tavola imbandita con cibi che stuzzicano l'appetito e i vini migliori. Dopo questa cena succulenta sale nella sua sfarzosa camera per riposarsi. Il dio Sonno gli prepara il suo letto, mentre il servo fedele ha il compito di abbassare le cortine di seta. Dopo il suo lungo e meritato riposo si sveglia quando il Sole è già alto nel cielo.
Lo stile in cui sono scritti questi versi è classicheggiante con tendenze latine, lo possiamo notare nel modo in cui il semideo terreno compie le sue azioni e da ciò ne balza fuori una sottile satira dove viene dimostrata l'ironia del poeta.
I camerieri hanno già udito lo squillo del campanello provocato dal Giovin Signore quando ha scosso la corda che pende vicino al letto e il moto si è propagato fino al campanello infisso nella stanza della servitù, cioè vicino ai valletti gentili (Gentili perché con ironia, si dice che devono comportarsi così verso i padroni soltanto per interessi propri). Essi accorsero subito e spalancarono le imposte che impedivano la luce di entrare e attenti e solleciti fecero in modo che il Sole (Febo) non colpisse direttamente agli occhi. Ora il nobile si è sollevato in modo da appoggiarsi dolcemente ai guanciali che i servi premurosamente hanno disposto in bell'ordine digradante per sorreggere mollemente le sue nobili spalle. Il nobile poi, stropicciandosi gli occhi con un tocco lievissimo dell'indice della mano destra, disperde, allontana le ultime nebbie del sonno. Poiché è un nobile non può spalancare volgarmente la bocca allo sbadiglio sonoro, ma solo aprirla graziosamente e senza rumore. Tutte le azioni del giovin Signore sono fini, graziose, gentili anche quando sbadiglia schiudendo appena le labbra; ad esso è contrapposta la figura di un rude capitano che sbadiglia a bocca spalancata che innalza un grido duro e aspro che lacera gli orecchi tanto è aggressivo. Egli con i suoi comandi che lacerano i timpani il fiero capitano manovra a suo piacimento i soldati. Il poeta dopo aver parlato del capitano che usa spalancar bocca per urlare i comandi se vedrebbe il modo grazioso di sbadigliare del giovin Signore arrossirebbe di vergogna, come accadde a Minerva quando un giorno, mentre suonava il flauto, vedendo nell'acqua riflessa la sua faccia con le guance gonfie (enfiate) le sembrò di essere brutta e gettò via lo strumento.

Commento:
Il nostro eroe ritorna veloce al suo palazzo dove lo aspetta la mensa imbandita con cibi che stuzzicano l’appetito e vini generosi di Francia, di Spagna, di Toscana e d’Ungheria. Alla fine, dopo una cena succulenta, sale nella sua sfarzosa camera per riposarsi dopo tante fatiche. E lì il dio Sonno in persona gli prepara il morbido letto, mentre il servo fedele, per proteggere il riposo del suo Signore, abbassa le cortine di seta. Dopo un lungo e meritato riposo, il <<semidio terreno>>, finalmente si sveglia. Il Sole ormai è alto nel cielo. I versi, adorni di eleganze classiche, e lo stile, derivato dai latini e, principalmente, da Orazio, hanno un tono sostenuto e un tantino solenne che contrasta con la futilità delle azioni compiute dal semidio terreno: ne balza fuori sottile, finissima, mordace, l’ironia del poeta.


Analisi del testo
GIA’ I VALLETTI GENTILI…METAL: i camerieri hanno udito lo squillo del campanello. Nota l’aggettivo gentili, non privo di sarcasmo, giacchè la gentilezza dei domestici verso i padroni è solo esteriore.

PROPAGATO MOTO: il giovin Signore ha scosso la corda che pende vicino al letto e il <<moto>> si è propagato sino al campanello infisso nella stanza della servitù, cioè vicino ai valletti gentili (camerieri).

GLI OPPOSTI SCHERMI ALLA LUCE: le imposte che impedivano alla luce di entrare.

E RIGIDI OSSERVARO…I LUMI: e attenti e solleciti fecero in modo (osservaro) che il Sole (Febo) non colpisse direttamente gli occhi.

ERGITI OR TU…SOSTEGNO: ora sollevati un po’ in modo da appoggiarti dolcemente ai guanciali (origlieri) che i servi premurosamente hanno disposto in bell’ordine digradante per sorreggere mollemente le tue spalle.

POI COLL’INDICE…LA CIMIERA NEBBIA: poi, stropicciandoti gli occhi con tocco lievissimo togli le nebbie del sonno.

E DE’ LABBRI… TACITO SBADIGLIA: non sbadiglia aprendo la bocca volgarmente ma la apre graziosamente senza far rumore.

GENTILE ATTO: tutte le azioni del giovin Signore sono fini, graziose, gentili in ogni caso.

SGANGHERANDO LE LABBRA: l’opposto dell’immagine del giovin Signore.

ONDE A LE SQUADRE…IMPONE: i comandi del capitano lacerano i timpani.

SE TE MIRASSE ALLOR: se il capitano vedesse il giovin Signore sbadigliare in quel modo grazioso si vergognerebbe di se stesso per la sua volgarità e arrossirebbe di vergogna, come accade a Minerva che specchiandosi nell’acqua mentre suonava il flauto, vide le sue guance gonfie e le sembrò di essere brutta e gettò via lo strumento.


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