D'Annunzio: Alcyone


D'Annunzio: Alcyone

di Gabriele D'Annunzio
Riassunto:

Terzo libro delle Laudi, pubblicato sul finire del 1903, Alcyone (inizialmente Alcione) è il capolavoro della poesia dannunziana. Lo scrittore celebra la grande Estate, da giugno a settembre, in una serie di 88 componimenti di metro e lunghezza varia, che costituiscono il diario lirico di un estate realmente trascorsa tra Fiesole e la Versilia nel 1902: Alcione era una delle Pleiadi dell'antico mito greco, sorella di Elettra e di Maia, e venne appunto trasformata in uccello marino.
-Un primo gruppo di canti (la sera fiesolana) celebra il paesaggio agreste toscano nel momento di passaggio tra la primavera e l'estate.
-I canti della sezione II (La pioggia nel pineto) celebrano la pienezza dell'antica Grecia svolgeva il culto del dio Dioniso riprende la figura mitologica di Glauco trasformato in dio marino.
-Il motivo della metamorfosi (trasformazione) della natura in forme umane è al centro dei canti della sezione III (L'oleandro) anche qui c'è in ditirambo, dedicato all'estate, personificata in una figura femminile.
-La sezione IV ripropone il tema della personificazione della natura (Versilia) e in una serie di componimenti intitolata I madrigali dell'estate introduce il tema della fine dell'estate.
-L'ultimo gruppo di canti sezione V celebra infine il passaggio tra l'estate e l'autunno, nella melanconia settembrina (Tristezza, I pastori, Novilunio, Undulna).

Qui domina ancora l'espansione dell'io e della sua parola. Ora però il poeta superuomo si lascia alle spalle l'eroismo civile e guerresco di Elettra, secondo libro delle Laudi, per dedicarsi a cantare la grande Estate, similmente a quanto avveniva in Canto novo come in quella raccolta giovanile aveva abbandonato i libri dopo l'esame di licenza liceale, anche in questo caso lo scrittore in vacanza abbandona il proprio ruolo ufficiale di letterato e s'immerge nella natura estiva. Non lo muove un fine intellettuale o conoscitivo cerca piuttosto d'immergersi in quel grande corpo animato che è la natura, utilizzando non la ragione ma i sensi, protesi a cogliere sapori, odori, vibrazioni di tutto quanto vive.

Immerso nella natura versiliese, tra le foci dell'Arno e del Serchio, il poeta ossessivamente la loda (La sera fiesolana) e magicamente si dissolve in essa (La pioggia nel pineto); ne interpreta le voci segrete, interroga le misteriose presenze femminili che essa evoca, modula le proprie sensazioni e la propria voce all'unisono con l'infinita varietà dei toni e delle voci della pioggia, del mare, del vento. E' il trionfo dell'estetismo (sensazione corporea) e del vitalismo (gioia sfrenata di vivere, di animarsi). Il poeta avverte la sensualità diffusa in tutto l'universo, come linfa vitale e legge biologica di ogni creatura; e piega la propria voce ad adorare la natura sensibile, a confondersi in essa, per attingere così l'unica dimensione divina che conosce.

Mentre il libro della natura si dispiega in tutto il suo splendore, come un paesaggio d'arte e di bellezza, l'esuberante virtuosismo sonoro e canoro del poeta dà fondo a tutta la gamma di percezioni, di ritmi, suoni, colori. Di contro, spesso manca un vero sviluppo narrativo e di pensiero: molte liriche, dopo un avvio suggestivo, si disperdono in un puro accumulo di particolari. Ciò che conta di più, per D'Annunzio, non sono i contenuti, ma le forme, o meglio, i suoni: la trama di Alcyone è tutta musicale e le parole appaiono scelte essenzialmente per i loro valori fonici. Al centro dell'ispirazioni, dunque, c'è una cadenza, c'è un ritmo, non un sentimento o una visione.